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STAGIONE 2026/2027 DEL TEATRO DI ROMA

STAGIONE 2026/2027 DEL TEATRO DI ROMA

IL TEATRO È VITA.


La nuova Stagione 2026/2027 segna per il Teatro di Roma una trasformazione storica, inaugurando una fase di rinascita che trova la sua piena espressione nella restituzione alla collettività del Teatro Valle.

Dopo dodici anni di attesa — un tempo sospeso che durava dal 2014 — lo storico teatro settecentesco riapre le sue porte per farsi Casa della Drammaturgia contemporanea. Più che una riapertura, la riconsegna del Valle rappresenta un atto di responsabilità civile e artistica che riverbera nell’anima della Capitale e dell’intero Paese, completando l’architettura culturale del Teatro di Roma che, oggi, si definisce attraverso quattro spazi e un solo teatro: un presidio plurale e un crocevia del pensiero capace di distinguersi come un unicum nel panorama nazionale.

Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco – coadiuvato dalla presidenza di Francesco Siciliano e dal Consiglio di Amministrazione, dalla direzione generale di Maurizio Roi e, da quest’anno, dalla prospettiva della direttrice junior under 35 Lea Giamattei – il Teatro di Roma si ricompone in un progetto organico e policentrico.

I QUATTRO VOLTI DEL CONTEMPORANEO: QUATTRO PALCOSCENICI, UN SOLO TEATRO

Il cuore produttivo del Teatro di Roma batte nel dialogo serrato tra la potenza di testi universali e una visione scenica capace di rinnovarne le sfumature più profonde, puntando sul rigore di maestri e artisti di consolidata esperienza.

Teatro Valle: la scommessa sulla drammaturgia contemporanea. Questa missione si irradia nella nuova vita della storica sala, che rinasce con un presidio produttivo affidato a una costellazione di sguardi ed eccellenze artistiche. L’inaugurazione è affidata a Francesco Piccolo, che rievoca la “prima” dei Sei personaggi proprio nel luogo in cui, tra scandalo e rivoluzione, nacque il mito del teatro moderno: un atto necessario per riconnettere la memoria del Valle alle sfide della scena contemporanea. La Stagione prosegue con un trittico capace di trasfigurare la letteratura in corpo vivo: la ricerca di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni (lacasadargilla) in Escaped Alone di Caryl Churchill si intreccia alle opere di due Premi Nobel, attraverso la memoria che si fa carne nella regia di Silvia Costa per Memoria di ragazza di Annie Ernaux, e l’indagine sulla fragilità umana di Daria Deflorian per Che dolore terribile è l’amore di Han Kang. Il filo rosso prosegue con la cifra pirandelliana di Emma Dante nell’irrisolto confine tra vita e scena del suo Studio sui sei personaggi in cerca d’autore, trovando un contrappunto nella delicatezza registica di Lucia Rocco per Bella figura di Yasmina Reza e nell’affondo familiare di Piero Maccarinelli in Visita al padre di Norm Foster.

Teatro Argentina: il magistero della regia. L’impegno produttivo si proietta sulle creazioni di maestri d’esperienza nell’esaltare la profondità dei classici. Su questa linea corre il dittico firmato da Luca De Fusco, che esplora i territori dell’ossessione tra un Otello shakespeariano – ambientato in un Sud coloniale dove lo scontro tra l’anima demoniaca di Iago e la purezza di Desdemona si fa conflitto di civiltà – e l’affondo sul desiderio proibito in Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford. Il dialogo con la storia prosegue con il maestro Peter Stein, che affronta la parabola dell’uomo “superfluo” nel Platonov di ?echov, e con Massimo Popolizio, regista e interprete de La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, con ventuno attori per trasformare il declino del sovrano in una riflessione universale sulla dignità. Una ricerca sulle vulnerabilità umane che trova approdo nella modernità goldoniana riletta da Valerio Binasco con Una delle ultime sere di Carnovale e nella radicale esperienza scenica di Romeo Castellucci che, in co-realizzazione con il Romaeuropa Festival, interroga con il suo Faust. Fatto, non detto l’abisso della conoscenza.

Teatro India: i linguaggi del presente. Il percorso produttivo ne abita gli spazi con produzioni-specchio delle complessità sociali, affidando a una nuova generazione di talenti e registi dalla consolidata forza innovativa il compito di esplorare la responsabilità della memoria: dall’estro di Francesca Astrei con Gli elefanti nella stanza, che rompe il silenzio sul mondo dei siblings (fratelli e sorelle di persone con disabilità); alla ricerca viva e matura di Jacopo Gassmann con The Body of an American di Dan O’Brien che, partendo da un celebre scatto di guerra a Mogadiscio, trasforma il dolore in documento; fino alla regia di Davide Sacco con Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig, dove il corpo si fa archivio di un amore mai riconosciuto. In questo solco si inserisce l’omaggio a Paolo Grassi con Logorante, ma vivo, diretto da Arturo Armone Caruso, per rievocarne la visione e la sua idea di teatro pubblico come strumento di crescita collettiva.

Teatro Torlonia: spazio di narrazione e prossimità. Declina un progetto produttivo che lascia emergere figure “altre” per restituirle a una centralità umana e politica. Dai Racconti Romani diretti da Danilo Capezzali per un viaggio nelle pieghe della grande narrativa del Novecento; all’indagine sulla condizione umana condotta con il rigore concettuale di Riccardo Caporossi in Vita a rate; fino alla sfida interattiva di Enrico Torzillo con Spettacolo politicamente scorretto che si può interrompere premendo un tasto, un invito provocatorio allo spettatore a farsi parte critica del dispositivo teatrale.

Capitale Danza. È la novità della Stagione che affonda radici profonde nella programmazione, trasformando il corpo in strumento di indagine filosofica e civile. Un festival dedicato alla coreografia contemporanea che a maggio 2027 abiterà gli spazi dello Stabile, la cui cura è affidata a Lea Giamattei, unica coreografa e danzatrice nel panorama nazionale a ricoprire il ruolo di direttrice Junior. All’Argentina transiteranno il talento di Mehdi Kerkouche con Portrait, tra hip hop ed electro-pop, e il prestigio della Batsheva Dance Company con l’ipnotico MOMO; mentre all’India la danza si fa memoria politica con le artiste palestinesi Marah Haj Hussein e Nur Garabli impegnate in In Relation to Whom?, per diventare poi spazio sospeso tra l’atteso e l’immaginato nel Rendez-vous di Riva & Repele, e ancora rito intimo con Martin Harriague in Crocodile e approdo alla matrice del sentimento con OUTBREAK del Balletto di Roma. Il festival accoglie una riflessione sul ruolo della coreografia con La Mezzanotte della Danza a cura di Gabriella Stazio e guarda alle nuove generazioni con Cuor di coniglio della Compagnia Dimitri/Canessa. Fuori dai confini del festival, la danza attraversa la Stagione come un filamento continuo: all’Argentina rivive la fisicità di Wim Vandekeybus e il concerto coreografico di Michiel Vandevelde, all’India il movimento si sposta sull’impegno civile di Diego Tortelli (Bodies on Glass), sul poema fisico di Michela Lucenti (Balletto Civile) con Asfalto e sulla codipendenza umana del duo Stragapede/Babi? con AMAE NO K? Z?.

Le ospitalità: un mosaico di sguardi e linguaggi. Una fitta programmazione integra la linea produttiva in un dialogo costante tra generazioni che attraversa tutti i palcoscenici. Al Valle, la vocazione al teatro di parola è confermata dalle presenze di Ruggero Cappuccio (Casanova dell’infinita fuga), Gabriele Lavia (Dopo la prova) e Alessandro Gassmann (Stato contro Nolan), arricchendosi di un coro di voci che celebra il testo come luogo di resistenza attraverso opere come Equus di Peter Shaffer, Il male oscuro di Giuseppe Berto, La governante di Vitaliano Brancati, La reginetta di Leenane di Martin McDonagh e Il delirio del particolare di Vitaliano Trevisan. All’Argentina, lo sguardo si espande sulla memoria e il potere: dal tributo di Roberto Andò a Moscato (Non posso narrare la mia vita), alla riflessione sulla Storia di Stefano Massini (Lo Zar), fino a Leonardo Lidi (Amleto), Emma Dante (L’Angelo del focolare) e l’omaggio a Ezra Pound con Mariano Rigillo. All’India la geografia si fa contemporanea: dal Teatro Nazionale di Cluj-Napoca (Romania) con I am the wind diretto da Gábor Tompa, alla saga onirica dello Sfumato Theatre Laboratory di Sofia (Bulgaria) con Crazy Grass di Margarita Mladenova, fino alla ricerca dei cileni di Cuerpo Sur con Reminiscencia; a cui si affiancano la diaspora georgiana dei Kepler-452 (Gone), la dolcezza dell’oblio di Pascal Rambert per Sandro Lombardi (Viaggio a Hong Kong), la satira di Valerio Vestoso (La Firma) e Caterina Filograno sull’abito come scultura vivente (Anche in casa si possono provare emozioni forti); si prosegue con la modernità della rivoluzione francescana nel centenario di Dario Fo con Matthias Martelli (Lu Santo Jullàre Françesco), il diritto al sogno di Tindaro Granata (Vorrei una voce), il viaggio lirico di Lino Guanciale (Flusso) e le indagini familiari di Claudio Fava (La firma. Non ti fidare), il duo Russo/D’Angiò (Neanche parenti) e il talento della penna di Diego Pleuteri con un dittico su regie di Alice Sinigaglia (Madri) e Leonardo Lidi (Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti). Lo scrigno del Torlonia scardina i codici tradizionali con una forte trazione femminile: Virginia Landi (Witch is), Gaia Ginevra Giorgi (May falling asleep never open our mouth), Elena Arvigo (Crisotemi) ed Eleonora Mazzoni (Gertrude, Lucia e le altre) a riabilitare esistenze silenziate; il percorso approda nell’ironia di Luisa Merloni (Lei non sa cosa vuole), nella solitudine di Sabrina Scuccimarra (Week-end) e nella libertà radicale di Serena Sinigaglia (Beata Oscenità), aprendosi alle sfide identitarie di Maximilian Nisi (Quartet), all’azione nomade di Giuseppe Pestillo (Pazzo ad Arte) e alla resistenza del pensiero di Alessio Pizzech (Archimede).

Oltre il palcoscenico: un incubatore di cittadinanza. Il confine tra scena e città si dissolve in un programma di attività che trasforma lo Stabile in un presidio di partecipazione inclusiva. Gli spazi teatrali si riscoprono attraverso le Visite Spettacolo con drammaturgie site-specific; mentre il senso di comunità si rinnova in diversi cicli divulgativi: Luce sull’archeologia (dal titolo Voci di donne straordinarie. Il ruolo femminile nella storia e nella cultura di Roma), a cui si affiancano Tra psiche e mito, Le verità sospese, per arricchirsi di nuove bussole per interpretare il presente con Che ne sarà di noi? e Le donne della Costituente e gli incontri su Le stagioni del Teatro di Roma. Volti, memorie e visioni e Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli. L’investimento sul futuro si riflette nella formazione con il Corso di perfezionamento per attrici e attori e si declina per le nuove generazioni attraverso una stagione dedicata al pubblico dei più giovani, il festival Contemporaneo Futuro curato da Fabrizio Pallara e il volo degli storni del Premio Nobel Giorgio Parisi ne La mosca Verdolina, trasformata in avventura scenica. In questo orizzonte, il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli prosegue la sua storica missione d’integrazione tra teatro e disabilità agendo concretamente contro la povertà educativa. Dal progetto di welfare sociale Sciroppo di Teatro allo Young Board in collaborazione con Dominio Pubblico fino ai Blitz nelle scuole e università, dai Circoli di lettura agli Atelier per i cittadini, il Teatro di Roma si conferma un luogo permeabile dove la cultura diventa un’esperienza collettiva di scoperta.